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E che dire delle foto pubblicate su GRANDANGOLO? Sono forse frutto di un abile montaggio? E del trono piazzato sul cartellone della ditta Panepinto appositamente allestito per i festeggiamenti è forse il frutto di un'allucinazione collettiva.Lei sostiene che la sua terza elezione ha posto fine alla gestione di piccoli e grandi interessi e che lì deve essere ricercata la ragione di tanto "fango". Che tipo di interessi ha, finalmente, smascherato la sua rielezione?, illeciti suppongo! Lo dica, non abbia esitazioni. Ma il vero problema attualmente è un altro. La città attraversa forse il momento più buio della sua storia repubblicana. I posteri non potranno non ricordare che durante i suoi numerosi mandati amministrativi alla carica di sindaco di Bivona, la città ha smarrito i suoi originari connotati di cittadina libera, evoluta, aperta, accogliente, coesa, operosa, punto di riferimento culturale per un ampio bacino territoriale.Oggi Bivona, al pari di altre città della nostra martoriata provincia come Palma di Montechiaro, Favara, Licata, è unicamente identificata come città di mafia e di mafiosi. La città è attonita, intimidita, impaurita e perciò omertosa. Anch'io avverto questo senso profondo di smarrimento e paura. Sono fortemente combattuto nella scelta tra l'adempimento del dovere civile di manifestare liberamente la propria opinione e la comprensibile condizione di silenzio in cui si è ridotta la città. Ho atteso che altri, prima e meglio di me, si interrogassero pubblicamente su ciò che stava accadendo. Ho auspicato che i consiglieri di minoranza eletti nel 2007 chiedessero conto di quanto appariva sui giornali.Ho invitato il mio caro amico candidato sindaco a farsi interprete dei silenzi, delle paure e delle timidezze di quei 1.244 cittadini che in assoluta libertà lo hanno sostenuto in una dura battaglia civile. Ho atteso che sedicenti "forze politiche" di diversi schieramenti, compreso quello al quale sono approdato da naufrago della politica locale, battessero un colpo. Ho atteso che il partito, di cui è tra massimi esponenti il sindaco onorevole, così solerte ed attento, così professionale quando si tratta di mafie conclamate ma distanti, di forte impatto mediatico ma con la garanzia della condanna definitiva magari a più ergastoli, manifestasse e si indignasse, e chiedesse conto di quanto denunciato. Ed invece nulla. Nulla di tutto questo.Ho letto invece di attestati bipartisan di solidarietà all'indirizzo del magistrato Salvatore Vella vittima a Bivona di una intimidazione tracotante ed ardita il 4 marzo scorso. Da loro, dagli amministratori, dai consiglieri di maggioranza e di minoranza, solo un assordante silenzio sulle clamorose rivelazione di GRANDANGOLO che hanno riguardato il nostro primo cittadino come se la diffusione delle investigazioni operate dalla DDA fosse un pettegolezzo su cui non vale la pena soffermarsi. Se fosse vero ciò che il sindaco onorevole dice sul conto delle forze dell'ordine e della magistratura, dovrebbe consentire loro di operare con serenità, sgomberando il campo, facendosi da parte, così che si facesse chiarezza sul suo conto. La nostra città non può sopportare il peso enorme del dubbio se a guidarla sia uno specchiato amministratore o un uomo senza scrupoli. Deve andare dal magistrato, deve chiedere conto del suo status. La città che lei dice di amministrare con il cuore ha il diritto di sapere se è indagato oppure no. Io oggi mi ritrovo ancora una volta solo, come già mi accadde nel 1997, ad alzare un grido, affinché la città possa riacquistare la dignità perduta. Attendo che altri, insieme a me, concorrano a squarciare la cappa di piombo che la soffoca. Attendo. Forse vanamente. E nell'attesa, vi confesso, ho un po' paura.Bivona 16 marzo 2011Giuseppe Perconti



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